{ remembering.. }
Era andato Lui, personalmente, a controllare; quando lo aveva trovato, il suo scagnozzo, morto con la testa rotta contro un masso, il sangue oramai rappreso tra i capelli, nell'erba, sul colletto del mantello, aveva sorriso spudoratamente, in modo malvagio. Al suo fianco, Kasia aveva stretto le labbra, forse più che dispiaciuta per il Mangiamorte ucciso, perchè sapeva esattamente cosa il Suo Signore stava per dire. « Quella ragazza mi piace. », aveva sibilato, mentre osservava la sua adorata Nagini girare circospetta al vecchio cadavere, insinuandosi sul suo torace. « Non la trovi così ..deliziosa, Kasia? », le aveva domandato retoricamente, e lei si era astenuta dal rispondere, chinando solo il capo in segno di ubbidiente assenso. « Mi ricorda tanto te, lo sai? », quel paragone aveva colto Kasia lì, nel petto, infastidendola. « Così ansiosa di diventare una donna.. così prevedibile, così banale, così scontata. Sarà facile portarla dalla nostra parte, una volta presa nel verso giusto: anche con le maniere forti, se è necessario. » « Sì, mio Signore.. » « Ci pensi tu? » « Con-piacere.. », aveva sillabato, passandosi la punta della lingua sulle labbra. Il Suo Signore aveva abbastanza fiducia in lei, da lasciarle il compito: poteva lavorarsi la situazione, e soprattutto quella bambina, come voleva - l'importante era arrivare dove Lui voleva. Forse, si disse, sarebbe passata direttamente alle maniere forti. Che bisogno c'era di fare la brava persona, se lei non lo era affatto? Io sono migliore di te Bella, si era ripetuta con cattiveria, mentre le braccia di Voldemort le si erano attorcigliate alla vita con veemenza brutale, e lui aveva premuto le labbra inspide contro quelle carnose della donna. Aveva assaporato quel momento violento, e poi si era staccato, spingendola via. Lei era abituata a questi suoi modi di fare, ma non aveva nulla in contrario a farsi usare così. « Andiamo Kasia, domani avrai molto da fare, e io devo sentire Miranda.. [serpentese] SSSSu Nagini, non vorremmo far asssspettare la cena ..», aveva sibilato, prima alla donna, poi al suo adorato serpente. Si era chinato a tendergli il braccio, e questo - che intanto aveva masticato le dita del Mangiamorte ucciso, lo aveva risalito, per scomparire insieme al suo padrone, nelle ombre della notte. Kasia, scomparve dopo di loro: con un sorrisetto sul volto, e gli occhi lampeggianti di traslucida malvagità.

[ sala comune Moth'ui Nira. ]
Isabella calcava la punta della penna d'aquila sulla pergamena in fretta, mordicchiandosi l'angolo delle labbra. Non che quel compito lasciato in sospeso la sera prima perchè troppo stanca per continuarlo le procurasse tanti problemi, non si doveva nemmeno impegnare poi tanto, l'unico fattore che le trasmetteva quella lieve agitazione era il tempo che scorreva, inesorabile. Ogni tanto, dava uno sguardo all'orologio appeso al muro, e prendeva un profondo respiro. Di Lei, proprio non si era accorta, occupata com'era a battere il tempo: era rimasta nell'angolo per tutto il tempo, dalla sua entrata fino ad allora - quindici minuti dopo. Kasia avanzò piano, in silenzio come un gatto, verso la poltrona dove era accomodata in modo scomposto la Moth'ui Nira, e poi, abbastanza vicina, aveva fatto schioccare le labbra. E benchè il rumore di solito fosse piuttosto impercettibile, in quell'occasione, nel silenzio quasi irreale del ritrovo completamente vuoto, eccezion fatta per loro due, così improvviso, fece sobbalzare Isabella. Facendo cadere le pergamene che aveva quasi terminato di compilare, si alzò di scatto, puntando gli occhi chiari contro la donna che, giocando con la sua bacchetta in modo quasi infantile, rigilandola tra le dita, ricambiava lo sguardo in maniera profonda, il chè rendeva ancor meno rassicurante la sua presenza. « Ciao, Bella. », aveva elargito dolcemente, imbronciando leggermente le labbra. « Non ci siamo incontrate mai direttamente fino ad ora, ma sembra che da oggi in poi avremo l'onore di vederci più spesso, dopo quello che hai fatto al mio amichetto.. », continuò, senza aspettarsi una risposta dalla diciassettenne, che da parte sua, non aveva dovuto aspettare una frase come quella per accertarsi Chi aveva mandato Kasia lì da lei. Lasciò scivolare la mano destra, lentamente, fino alla bacchetta, allacciata alla cintola dei pantaloni, e la Mangiamorte aveva fatto finta di non accorgersene, per darle quel minimo di vantaggio che doveva ad una stupida principiante, quale lei era. « Mi spiace di averti scombussolato i piani, se credevi di farla minimamente franca. », aveva iniziato, facendo un passo in avanti. « Quanti altri di voi, mi manderà? Non ho problemi ad uccidervi, uno ad uno.. », la ragazza aveva lentamente sollevato la bacchetta contro la donna, che ancora giocava con la sua, sicura di sè. « Quanti necessari, bambina. E' proprio questo, di cui dovevo parlarti. », esordì Kasia, con un piccolo sbuffo. Questo dialogare così innocuo stava cominciando a stancarla. Ma per fortuna,
non ebbe bisogno di una scusa per movimentare un po' le cose: ci aveva pensato Isabella, castando senza avere intenzione di ascoltare un'altra sola parola uno Stupeficium. « Protego. », aveva incantato lei con calma, innalzando uno scudo che l'aveva protetta dall'incantesimo della studentessa che, seppure potente, castato in maniera fin troppo istintiva, e l'aveva rimandato al mittente. Isabella aveva provato a scansarsi, senza fare troppo in tempo, e l'incantesimo aveva colpito in pieno la sua spalla ora probabilmente lussata, catapultandola all'indietro e facendola sbattere contro il camino. Kasia le si era avvicinata, con una smorfia bieca e cattiva, inginocchiandosi accanto a lei, che aveva perso la bacchetta per il forto colpo. « Fretta, signorina? Vedi, forse questa volta hai trovato pane per i tuoi denti. Non tutti i Mangiamorte sono idioti come quello che hai avuto l'onore di uccidere ..io, per lo meno. », aveva ironizzato, passandosi la punta della lingua sulle labbra, com'era solita fare. La Moth'ui Nira strinse le labbra, in una smorfia di dolore e disappunto, mentre si prese la spalla rotta con la mano, con un piccolo ed impercettibile gemito. Questa volta, non era stato così facile. « Cosa vuoi? », aveva solo osato domandare, con la rabbia nel tono di voce. « Ma è ovvio, cara! Il Mio Signore vuole quel tuo fottuto ciondolo ..perchè ti ostini a tenertelo così? Se glielo porgi, lui stesso sarà felice di farti una proposta che tu di certo non potrai rifiutare. », una proposta che nemmeno era necessario fare presente, così ovvia. Stava per rispondere chissà, forse a modo, forse in maniera contenuta per non gravare ancora di più sulla sua condizione, in svantaggio, quando Kasia le si avvicino all'orecchio destro. « Stai attenta, bambina. Non sperare di scampare così al Signore Oscuro, prima o poi, ti capiteranno cose ancor peggiori di questa ..ti sta offrendo due settimane, tesoro. Poi, cominceremo a fare sul serio. Cominceremo ..dalla tua amichetta Viola, sì. », le aveva sussurrato, con un sorrisetto soddisfatto e malvagio, mentre quel nome aveva scosso Isabella, particolarmente. « Oh, a proposito! », cinguettò infine Kasia, prima di sparire, con uno schiocco. In quel momento, con il fiatone, confusa, Viola spalancò la porta.
[ infermeria. ]
Viola se n'è appena andata, lasciandomi sola con Kai, « ma solo per qualche minuto! », ha assicurato, sincerandosi che non ci sbranassimo a vicenda. Seduto sulla sedia accanto al mio letto, mi guarda di traverso, poichè probabilmente non comprende la mia agitazione, la nostra agitazione, da quando quel biglietto è arrivato fra le mani di Viola. « Allora, mi spiegate che cazzo succede? », mi domanda, scocciato. Cosa devo dirti, Kai? Che Voldemort mi è alle calcagna per uno stupido ciondolo, che ha minacciato di fare del male a tutte le persone a cui tengo? Sì, così poi rischio di coinvolgere anche te. « Mi sono lussata una spalla. », rispondo, scioccamente. « Eh ma va? Smettila di fare l'idiota, Bella, voglio sapere cosa sta succedendo, ora! », esordisce duro, con un'espressione scocciata che io sono abituata a vedere, per colpa mia, sul suo volto. mi mordo le labbra, cercando di sistemarmi meglio nel lettino: fanculovà. « Senti Kai ..Viola è in potenziale pericolo. », sussurro, alzando gli occhi al soffitto. Questo lo rende un poco più attento, mentre la sua espressione cambia radicalmente, facendosi preoccupata per l'amica, l'unica per la quale probabilmente è lì in infermeria con lei, in questo momento. « Vi hanno minacciato? », domanda, ansioso. « Sì, in un certo senso.. », borbotto, indecisa sul da farsi. Raccontargli tutto e renderlo un potenziale bersaglio? Oppure fare solo in modo che mi aiuti a proteggere Viola dal prossimo attacco dei Mangiamorte? Sicuramente, l'opzione che preferisco è la seconda. « Cosa? Tra quanto? » « Ascoltami, Kai: noi non siamo mai stati buoni amici, ma ora dobbiamo sorvolare le divergenze, o rimandarle, se proprio vuoi. », pronuncio; sono poche le volte che mi rivolgo a lui così, di solito lo prendo ad insulti e basta. « Viola è in pericolo. Ora, dobbiamo solo pensare a proteggerla: lei non deve sapere niente, non dobbiamo rendere maggiore l'agitazione comune. Dobbiamo lavorare di squadra », sì, io e lui: sarà un compito più difficile del previsto. « Per Viola. »
[Saturday – at Romanov’s Manor]

Persino da mia madre, la donna che mi ha messo al mondo per poi tentare di uccidermi.
{ domenica, ore tre circa }
Sospetto che il campeggio sia stato solo un modo per costringerci a trasportare avanti e indietro i nostri bauli stracolmi; non sarebbe stato più pratico lasciare tutto già qui, visto che in mezzo al bosco la gran parte delle cose sarebbe stata comunque inutile? Mia madre ha allegato ai bagagli un gentile biglietto in cui mi ricorda che il compleanno di mio fratello Johann si sta avvicinando e che quest'anno nessun impegno scolastico le impedirà di trascinarmi a casa insieme ad Ariel per festeggiare dignitosamente il decimo compleanno del pargoletto.
Al momento sono seduta sul letto, tentando di trovare un modo alternativo per non dover passare i primi tre giorni di ottobre a Ebersbachers Schloss. La stanza che ci è stata assegnata quest'anno ripropone lo schema di tutte le camere Moth'ui Nira che ho avuto occasione di visitare: ampia, con le pareti di pietra ricoperte di pannelli di legno scuro,l e cime dei baldacchini che quasi sfiorano il soffitto basso.
Isabella è stesa sul suo letto con una pezza bagnata sulla fronte, e s'infila lentamente in bocca il pane che le ho portato dal pranzo; l'unica cosa che sono riuscita a strapparle è una confessione riguardo ad una sbornia in compagnia di Karel Sverak prima che ripiombasse in uno stato semicomatoso. Ho degli ampi indizi che mi lasciano intendere che si siano rifatti del bacio rifiutato, ma preferisco non indagare finché la poverina non sarà in grado di rispondere con completezza alle mie domande.
Mia sorella Ariel si è premurata di farmi sapere che si è trovata un fidanzatino mentre erano in vacanza in Spagna, lui abita in Austria ma la distanza non creerà problemi nella loro relazione. La poverina si illude che gli uomini siano fedeli; tredici anni, così innocente e ancora avvolta nella bambagia.
Chiudo le ante dell'armadio, all'interno del quale ho disposto i miei vestiti, tentando di fare meno rumore possibile; Bella grugnisce, si rigira nel letto dando una manata al piatto che cade al suolo, lasciando il pavimento pieno di briciole e cocci. Sospiro appena; non ho nessuna voglia di sistemare il disastro che ha fatto, ci penserà qualche elfo domestico - è il loro mestiere, dopotutto.
Abbottono un golf di cotone blu scuro sopra alla camicetta nera, troppo leggera per il clima artico del castello; suppongo che i caminetti non siano ancora stati accesi, e non c'è neppure da nominare l'eccessiva tecnologia delle stufe. Dal corridoio che unisce i dormitori femminili con la sala comune si sente il chiocciare di tutte le studentesse già arrivate a scuola e segregate nelle loro stanze affinché nessuno veda loro i nuovi tagli di capelli o altre inutilità prima dell'inizio delle lezioni. Tra le voci spiccano le urla delle decurtate mentali che eleggono a "più figo della Casata" il noto puttaniere Karel Sverak; ad alcuni tratti, sembra prevalere il candidato Kai Svendsen.
Mi abbandono su un divanetto di velluto nero, decorato da grosse borchie d'argento. A quest'ora della domenica pomeriggio non c'è quasi nessuno in giro nemmeno durante l'anno scolastico, quindi mi concedo la libertà di stendere le gambe e spostare i cuscini a mio piacimento. Apro il libro che mi ero portata dietro, del tutto intenzionata a trascorrere in tranquillità il tempo che servirà a Bella per riprendersi e poi spiattellare un po' di cosucce.
Faccio fatica a concentrarmi: rileggo ogni pagina un paio di volte, e comunque i concetti di trasfigurazione ultimo livello non mi rimangono in testa. E' molto più complicata del previsto. Di solito studio trasfigurazione con Kai, ma suppongo che la sua ultima brillante scommessa mi costringerà a tenermici alla larga, migliore amico o no.
***
{ qualche giorno prima, accampamento moth'ui nira }
Il pallido spicchio di luna era reso ancora meno evidente dall'abbagliante splendore dell'intera volta celeste trapuntata di stelle. Dal focolare appena spento dell'accampamento si alzavano delicate volute di fumo. Seduta fuori dalla sua tenda, Viola Ebersbacher si portò con un movimento lento la bottiglia di rum alle labbra. Sul viso era ben evidente un'espressione tesa, nervosa. Alzò appena lo sguardo, attirata da un lieve fruscio prodotto dall'erba calpestata, lasciando che la luna dipingesse di un colore azzurrognolo il bel viso tondo.
« Buonanotte, Viola. » proferì in sua direzione una voce ben conosciuta, mentre la figura si accovacciava davanti a lei.
Sin dall'infanzia, Vi aveva fatto fatica a credere che il suo migliore amico fosse davvero imparentato con i suoi genitori, biondi e dalla pelle quasi trasparente. La sua pelle risplendeva di un caldo colore ambrato, che si scoprì derivante dagli avi sudamericani del ramo materno, i cui geni erano improvvisamente riaffiorati.
Aveva un sorriso storto, la sua testa oscillava.
« Eeecco chi ci ha rubato l'ultima bottiglia! Quindici uomini e una bottiglia di rum, non una ragazza e una bottiglia di rum! » esclamò ridacchiando. L'ultima sera di campeggio si era trasformata per molti nell'occasione per fare casino; nessuno dei due giovani Moth'ui Nira era completamente sobrio.
« Ne ho molto più bisogno di te. »
« Credi? »
« Da ubriaca ho intuizioni geniali sulla mia vita, quindi sì, lo credo. » Portò di nuovo la bottiglia alle labbra, socchiudendo gli occhi per godere del momento. Li spalancò subito dopo, allarmata da un'improvvisa stretta attorno al polso esile. Kai era piegato in avanti e la stringeva saldamente, fissandola dritta negli occhi di un intenso azzurro.
« E' da quando è successo quel che è successo che non parliamo con calma, Vi. » non sbatteva neppure le palpebre, mentre a voce bassa le rivolgeva parole cariche di tensione. La ragazza poteva sentire il suo fiato sulle guance, sulle labbra; sapeva di alcool, ma non era così fastidioso.
« Lo sai già, Kai. Non ci sarà mai niente tra noi. » rispose Viola prima che lui riuscisse ad aggiungere altro. Non era il momento di affrontare quel discorso; agitò con energia il braccio, spostandosi con un movimento veloce in avanti; si augurava vivamente che Kai l'avrebbe lasciata andare, invece di trattenerla davanti all'ingresso della sua tenda.
« Ho paura di perdere la tua amicizia. » Sorrise appena, allentando la presa. « Ed è un'idea che non mi piace per niente. » Dunque era questo che voleva dire, non voleva perdere la sua amicizia. Viola sentì come una morsa che si apriva all'altezza dello stomaco, e si lasciò sfuggire un mezzo sorriso.
« Questo mai. » rispose senza riflettere, e lasciò che il ragazzo la abbracciasse. Era convinta che la loro amicizia sarebbe durata per sempre, nonostante l'evidente desiderio del ragazzo di avere qualcosa di più da lei. Gli sfiorò appena la guancia con le labbra, poi si infilò nella tenda prima che la faccenda potesse degenerare. Venne accolta dal buio pesto e dal respiro regolare di Bella che dormiva. Senza neppure togliersi i vestiti, si infilò nel sacco a pelo e chiuse gli occhi.
« Vi? »
« Sì, Bells. » sperava di poter rimanere in pace, tentando di dormire per quanto fosse sicura che sarebbe stato piuttosto difficile.
« Ho sentito il damerino scommettere che avrebbe scopato con te prima di Natale. »
***
{ ieri, primo giorno di scuola. attorno alle otto di mattina. }
E' patologico, lo so, ma non riesco neppure a pensare di presentarmi a scuola con la cravatta storta: il nodo dev'essere perfetto, non ci sono eccezioni. Salgo in fretta i gradini che portano al piano terra, da cui dovrò raggiungere la Sala Grande. Per esperienza, non è affatto conveniente presentarsi all'ultimo momento per consultare i tabelloni con gli orari; mi piace fare le cose con calma e senza confusione attorno a me, quindi avevo programmato di andare lì presto e poi andare a prendere i miei libri in tutta tranquillità, ma sono già in ritardo sulla tabella di marcia e questo mi sta facendo svalvolare. Kai mi insegue, strattonandomi ogni volta che rischio di travolgere qualche malcapitato che si è piazzato sul mio tragitto.
« Muoviti, Kai. » borbotto attraversando a grandi passi la sala d'ingresso del castello; la porta della Sala Grande è già spalancata, quindi non devo neppure frenare per aprirla. Punto dritta ai tabelloni, niente tappe intermedie.
Stop.
Una schiena che conosco sufficientemente bene mi copre la visuale sugli orari del settimo, ma d'altronde le mie rotelline stanno correndo così veloce che non riuscirei comunque a leggere. Questo è il nuovo piano di Viola Ebersbacher, e si intitola: "fai in modo che Kai Svendsen si convinca che ti piace un altro e quindi lasci perdere i suoi loschi piani". Il piano sta per prendere inizio. Tre, due, uno ...
« Ehi, Karel. » Oh mio dio, sembro una vera troia. Meglio di quanto pensassi, sono un'ottima attrice. Gli passo abbastanza vicino da sfiorarlo, poi mi metto a trascrivere gli orari, lasciandolo a bocca spalancata dietro di me. Passo il foglietto a Kai e mi dirigo verso il tavolo dei Moth'Ui Nira, dove la testa rossa di Bella mi guida verso un lido sicuro. Si sta ingozzando con una fetta biscottata spalmata di marmellata. Mi siedo, tentando di mantenere la piega della gonna.
« Perché tutta questa fretta? »
« Non ho finito i compiti di pozioni, e ce l'abbiamo alla seconda ora. » mi risponde allontanandosi già dal tavolo. Faccio spallucce, rivolgendo un mezzo sorriso a Kai. Il mio tea alla menta non ha un'aria particolarmente invitante; lo sorseggio lentamente, mentre osservo i gufi che planano dalla grande finestra sopra al tavolo dei docenti.
L'ennesima lettera di mia madre, niente di interessante. Per Bella, invece, un biglietto senza busta. Lo raccolgo dal tavolo, lo giro: non farà male a nessuno, sennò ci sarebbe stato scritto confidenziale .. no?

Sento il sangue defluire dal mio corpo. Mi alzo di scatto, senza badare al rumore che faccio spostando la sedia.
Bella è sola in camera, e in pericolo mortale.
[ Vergessene Spitze, qualche giorno fa. ]
Tara è seduta su un tronchetto vicino al laghetto, con le braccia congiunte e le ginocchia strette al petto, quasi fosse in procinto di scoppiare a piangere. Non sono il tipo che si fa i cazzi degli altri, e soprattutto quelli di una persona che mi odia a morte; ma ora come ora, non è altro che tempo perso fare tutto. « Ehi Tara.. che muso lungo, ti è morto il gatto? » « Taci Schneider! » « Eddai.. mi spiegherai cosa ti ho fatto, una volta per tutte? ». Il modo in cui si volta a guardarmi mi fa rabbrividire un po': è uno sguardo completamente ossessionato. « Vaffanculo Isabella! Andate a fanculo tutte! Non capisci? Ha preso per il culo anche te! », esclama, con un timbro di voce più acuto di due ottave, in bilico tra lo scoppiare a piangere e il prendere la bacchetta e schiantare tutto ciò che si trova d'appresso. « Chi? », mi viene spontaneo da chiedere. Ma ho capito, non è così difficile da comprendere - soprattutto se il soggetto in questione è lui. « Come chi? Karel! KAREL! Indovina l'ultima? L'ho visto mentre se la faceva con quella ochetta della Romanova contro un albero! », sputa fuori - quasi con sollievo, mentre lacrime dolorose di rabbia e delusione le rigano la faccia. Storco le labbra, schiudendole in un sospiro: infondo è proprio questo che mi aspettavo da lui. E chissà perchè mi viene da chiedermi ma perchè? comunque. « E' così importante? » « Sì ..Sì Isabella, per me sì, tanto! ». Quell'aria disperata mi sta sul cazzo: com'è possibile che una persona sola possa fare così tanto male? « Da quanti anni ti illudi per lui eh, Tara? Quante volte è successa una cosa del genere? ..Lo sai anche tu che per lui non sei niente, come nessuno è niente per lui! L'unica nota distintiva che possiamo trovare in Sverak in questo suo comportamento da puttaniere è che, per lo meno, lui ha capito che prima di tutto, prima di ogni altra persona, veniamo noi, noi stessi. Perchè se lasciamo che l'amore per un'altra persona ci ossessioni così ci lasciamo calpestare Tara, lo capisci? », lo capisci, Isabella, che sei cambiata? Quando mai avresti detto questo? Prima non eri così, prima eri tutt'altra persona ..prima di Karel, prima di Philipp. Non eri così. Ma chissà perchè, così, molto più realista, ti piaci di più. Tara piange. Singhiozza e si copre il viso con le mani. Con uno sbuffo, faccio un passo indietro. « Tu devi stare lontana da Karel, devi smetterla di starci dietro ..se non l'hai ancora capito, devi comprendere che chi è amato ha il potere di distruggere chi ama. E tu non hai intenzione di farti sbriciolare da lui, no? »
Ma chi prendi in giro, Isabella. Tuo padre è morto, tua madre ha ricevuto la notizia in chissà quale maniera e ora è protetta da chissà quale attività del cazzo di Ministero e tu, una volta per tutta, ammetti. Ammettilo, che vedere Tara così maledettamente fragile e innamorata di ricorda te stessa. In altre circostanze, sì. Ma il frutto è sempre lo stesso.
*
Kasia, finalmente, dopo aver sprecato tempo e sudore a seguire quella ragazzina dai capelli rossi, aveva capito qual'era il suo punto debole: e questo era un dignitoso vantaggio per lei che, finalmente, avrebbe potuto soddisfare il suo amato Signore. Sarebbe stato facile, una volta centrati i punti e soprattutto le persone giuste, indurre la piccola a lasciare il Ciondolo nelle sue mani, che lo avrebbero consegnato direttamente a Voldemort. E Lui le avrebbe rivolto uno sguardo fiero e l'avrebbe lodata. E forse, avrebbe capito quanto poco valessero gli altri, al suo confronto.
Quanto avrebbe potuto reggere Isabella, se lei avesse colpito le persone di cui si circondava? Benchè ammazzando suo padre non si era arrivati a molto ..Sei forte, hai un buon temperamento. Sei disposta persino ad uccidere. Sei astuta ma ..io lo sono più di te.
[ Sala comune Moth'ui Nira, 17:30 ]
« Che hai, Isy? », domanda Viola, facendo spuntare gli occhi turchesi da sopra le pagine di un libro che era intenta a leggere. Isabella è seduta sulla poltrona, ed è appena tornata da chissà quale giro in giardino, dopo aver visitato la biblioteca: con le braccia incrociate scruta il focolare, i capelli rossi sulle spalle - sciolta la crocchia appena comparsa sulla soglia della sala comune. E non ha una bella faccia.Gli occhi verdi vacui nel focolare, le braccia strette al petto, quasi avesse paura di cadere a pezzi e stesse cercando di trattenersi. « Ho dei crampi allo stomaco ..nulla di più. » « Sei sicura che siano soltanto crampi? » « Per tua informazioni, le parole soltanto e crampi non stanno bene insieme, Viola. ». In verità, più che altro, stava pensando: a Karel. A quanto le aveva dato fastidio il fatto che non le avesse rivolto più la parola, al suo sguardo e alle sue spalle, come se lei avesse bisogno di elemosinare per avere un po' di attenzione da lui. Quella situazione non le piaceva, soprattutto perchè non era solo un semplice disguido amoroso - o come si poteva definire quella situazione lì: Voldemort non si sarebbe fermato ad un Mangiamorte morto, ne avrebbe sacrificati altri cento per quello che aveva lei, che aveva rischiato e osato fino al punto da prenderlo in giro. Si morde le labbra, e poi, dal quadro, entra Karel, uno dei punti fissi dei suoi pensieri. E' solo, e non con Miodrag come si era aspettata. Entrambe, sia Viola che Isabella stringono gli occhi, la prima forse in un moto d'odio, l'altra di decisione. Si alza, con tranquillità, e mentre Karel prende a salire le scale del dormitorio senza degnarle di uno sguardo, lei con uno scatto gli passa di fianco, bloccandogli la strada. « Che cazzo vuoi? », sbotta lui, in tono sgarbato. « Parlarti, e visto che con le buone maniere non riesco ad ottenere niente forse così riesco almeno a farti entrare nella testolina qualcosa. » « Non ho voglia di sentirti. » « Ah no? Cos'è, se una non ti lascia il libero accesso alla sua bocca allora non ha il permesso di parlare? », lo rimprovera senza un filo di esitazione. mettendo le mani contro il muro. La smorfia sul viso di Karel non nasconde certo la sua rabbia, ma lei nemmeno sembra farci caso. « Devi-spostarti. » « Se vuoi spostarmi devi farmi male, Karel. E ti avverto che sono disposta a difendermi. » « Che cosa vuoi allora? », domanda lui, con uno sbuffo, facendo un passo indietro sulla scalinata. Viola sembra essere sparita tra i cuscini, il suo sguardo non punta su di loro; ma è palese che in ascolto, e anche se non lo fosse veramente, confida che Isabella le dica tutto appena possibile. « Chiarire, d'accordo? Tu puoi fartela con tutte le ragazze di questa scuola che vuoi, ma non per questo il fatto che io sia stata l'unica a rifiutarti per evitare di sentirsi usata inutilmente comporta il fatto che devi evitarmi o non devi parlarmi. Pensavo fossi un mio amico, non un bambinello viziato! Non voglio stare dietro ai tuoi capricci, sto provando a lasciare tutto com'era perchè a me andava bene. Ma se hai intenzione di tenermi il broncio perchè ho semplicemente scelto la strada che avrebbe lasciato entrambi sani - perchè ora non venirmi a dire che per me provi qualcosa di sincero e ci sei rimasto veramente male quando ho rifiutato il tuo bacio, perchè lo so che il tuo comportamento ora è solo di un uomo che è stato ferito nell'orgoglio, perchè evidentemente dopo quello che hai fatto non puo' essere che così visto che a te una donna in meno non fa differenza, bene ..pace, io non ne voglio più sapere. Ci ho provato, Karel.. », continua, in maniera più docile, lasciando andare le braccia lungo i fianchi e spostandosi, passando accanto a lui per lasciargli lo spazio per accedere al dormitorio. « ..seriamente, non voglio perderti per una cazzata simile. », conclude, a voce leggermente più bassa, ma pur sempre caratterizzata da quel timbro di ibernata sicurezza che contraddistingue ogni gesto, ogni sguardo, ogni parola di Isabella Schneider. Gli dona un'ultima occhiata, prima di scendere dalla scalinata, saltando gli ultimi due gradini con un piccolo balzo e avvicinarsi al divano dietro il quale Viola, con il volto nascosto dal libro, ha ascoltato tutto. Karel, in silenzio, sale la scala fino ad arrivare al dormitorio: con un groppo alla gola apre la porta, e senza dire una sola parole, se la richiude alle spalle, senza fare troppo rumore.
[ più tardi, 3:00 ]

Non so cosa mi spinga a farlo, non capisco il mio gesto e non ho tempo materiale per fermarmi a pensarci su, ma quando intravedo Tara, dopo essere sceso in prossimità del lago, là dove varie voci mi avevano detto essersi appartata la Romanova, estraggo la bacchetta e gliela punto contro prima ancora di aver realizzato ciò che sto facendo.
[ oggi, tarda mattinata – dormitorio dei Moth'Ui Nira ]
[ 15:04 – biblioteca scolastica ]
[ 15:16 – sala comune Liut'Him Ná ]
"Mi fai schifo."
E' seduta su di uno scoglio mentre la nebbia sale lentamente dal lago.